Case Studies
Rapportini e fatturazione a consuntivo: il caso di Tiziana
Una società di consulenza con dodici persone lascia rapportini di carta ed Excel: 105 ore in fattura il primo giorno utile. Il caso completo con Zelo ERP Timesheet.

Tiziana ha fondato dieci anni fa una società di consulenza ad Alessandria: dodici persone che seguono le PMI del territorio su sistemi gestionali, CRM e portali per ordinativi. Il modello di lavoro è quello di tutte le società di servizi: il consulente va dal cliente, lavora, e la fattura arriva dopo, quando le ore sono state contate. Due lavori raccontano il suo ottobre: la sostituzione del CRM presso un’azienda di componentistica, con cento ore contrattualizzate a 80 euro l’ora, e un portale ordini per una società di imballaggi, altre cento ore a 90.
I rapportini sono di carta. Ogni consulente porta il blocchetto, lo compila a giornata, lo fa firmare al referente del cliente e il giovedì sera passa dall’ufficio a lasciare la copia della settimana. Patrizia, che segue amministrazione e fatturazione, il primo del mese successivo apre il foglio Excel e ricopia tutto: data, cliente, ore, per ogni consulente. Il foglio moltiplica per la tariffa del profilo, somma, e la fattura esce quando il giro è finito.
Lunedì 2 novembre Patrizia apre il ciclo di ottobre. Nel foglio mancano i rapportini di tre persone: una è in ferie, un altro li manda domani, il terzo ha cambiato blocco a metà settimana e la seconda metà non si trova più. Un cliente di settembre contesta due giornate, perché i suoi registri dicono dodici e il rapporto dice quattordici. E su una commessa le ore superano il tetto pattuito di otto giornate: nessuno se n’è accorto quando ancora si poteva decidere che cosa fare.
Dove si rompe il flusso di lavoro
Le ore si scrivono a memoria, giorni dopo. Il blocchetto si compila sul treno mentre si rientra o la settimana successiva, quando le giornate si sono già confuse tra loro: le ore scritte sono stime che sembrano conteggi. Chi lo scrive venerdì ricorda bene il giovedì; chi lo scrive il primo del mese ricostruisce quattro settimane. E l’ora mai scritta esiste solo nella memoria di chi l’ha lavorata: quando quella persona lascia l’azienda, se la porta via.
Il consuntivo comanda il calendario. La fattura esce quando l’ultimo rapportino è arrivato e il foglio di calcolo torna. Una vacanza, un blocco smarrito, un venerdì pieno di urgenze: basta una di queste cose per slittare di una settimana, e la settimana di fatturazione fa slittare l’incasso di un mese intero. Il lavoro consegnato e non ancora fatturato non è tracciabile in nessun report: nessuno in azienda saprebbe dire a fine mese quanti soldi sono fermi nei lavori in corso.
Il conteggio manuale non ha vincoli di contratto. Tariffe diverse per cliente e profilo, tetti di ore, minimi mensili: le regole stanno nei PDF firmati, il foglio somma e moltiplica con una formula sola. Le ore oltre il tetto escono al prezzo standard, oppure non escono, e la differenza si scopre quando il cliente chiede il rendiconto. Decidere a quel punto significa negoziare su un margine già completamente eroso.
La contestazione si vince col foglio più pulito. “Secondo i nostri registri sono state dodici giornate, non quattordici”: da una frase così nasce una trattativa. Le prove sono rapporti cartacei sparsi tra cliente e consulenti e un conteggio Excel ricostruito a mano; ogni contestazione costa giorni di telefonate e si chiude quasi sempre con uno sconto, che è il modo più costoso di ammettere che il conteggio non fa prova. Chi annota le ore nel giorno stesso, porta con sé anche la prova.
Le ore perse non si vedono. Il rapportino dimenticato nel cassetto, la settimana annotata sul blocco note del laptop, il consulente che ha dato le proprie dimissioni e da due settimane non si vede in ufficio: è lavoro svolto che non entrerà in nessuna fattura. A fine anno il margine non torna e nessuno sa dove guardare, perché le ore mancanti non lasciano traccia da nessuna parte.
Il margine della commessa arriva a dicembre. Il foglio di Excel calcola tariffa per ore e produce un fatturato. Il costo del consulente sta nelle paghe, in un altro documento: l’incrocio lo fa il commercialista a bilancio chiuso, quando decidere significa “ristrutturare”. Per tutto l’anno la società gira senza sapere se le sue commesse guadagnano o perdono.
Prima il processo, poi il software
Nessuno strumento è in grado di sistemare un flusso che l’azienda non ha deciso. Ma ci sono quattro decisioni che possono decisamente aiutare e riprendersi le redini:
- Quando si compila il timesheet. Lo stesso giorno in cui si lavora, o al massimo alla chiusura della settimana. Tutto il resto del flusso dipende da questa abitudine, e il software non può sostituirla: può solo rendere tutto più comodo di un blocchetto di carta.
- Che cosa rende la riga completa: commessa, descrizione, durata. Una riga a cui manca una di queste tre cose non è fatturabile, e conviene che il gestionale la tratti come tale.
- Dove vive il contratto: tariffa per profilo, tetto di ore, calendario di fatturazione. Se queste regole stanno nel PDF firmato, ogni eccezione la decide la memoria; se stanno nell’anagrafica della commessa, il conteggio le legge da solo.
- Chi chiude il periodo, e con quale data. L’ufficio fattura le ore erogate fino a una data e lascia il resto al periodo successivo; il consulente vede il proprio conteggio prima che la fattura parta, in modo da evitare discussioni sul numero delle ore dopo l’emissione della fattura.
Scritte queste quattro cose, al software resta il lavoro “meccanico”: conservare il numero di ore svolte in un unico punto, leggerne il collegamento con il contratto, trasformare il periodo chiuso in fattura senza che nessuno ricopi niente.
Come funziona in Zelo ERP
L’app Timesheet (scheda dello strumento) tiene le ore scritte dai consulenti; l’app Progetti (scheda) organizza le commesse in progetti e task; l’app Vendite (pagina dedicata) trasforma l’ordine in fattura. Le sezioni seguenti seguono le ore di ottobre delle due commesse in corso, la sostituzione del CRM e il portale ordini, fino alla fattura.
L’ora si scrive nel giorno in cui si lavora
Il consulente registra la riga dal pannello delle attività: progetto, task, descrizione, durata. La riga entra nel registro della commessa nel momento in cui viene salvata, senza copie né passaggi di mano. Chi preferisce far contare l’orologio apre la riga all’inizio dell’intervento: finché la durata resta a zero è un timer in corsa, e il bottone Ferma scrive l’ora esatta al momento dello stop.

L’elenco del mese si legge tutto in una schermata, per data, progetto e consulente, con la descrizione che dice che cosa è stato fatto. Nel menu Tutti i Timesheets lo stesso registro si apre raggruppato per consulente e progetto: l’ufficio vede la settimana di ogni persona senza raccogliere blocchetti. È il registro che Patrizia ricopriva a mano in Excel, senza la ricopiatura e senza il ritardo.
Il conteggio della settimana è già scritto
Le righe del consulente si raggruppano nella scheda della settimana, con le ore per giorno e per progetto già sommate. Al venerdì quella scheda è il conteggio: si sottopone, e da lì passa all’approvazione interna se l’azienda la prevede. Il consulente vede il proprio totale mentre lavora, a fine settimana e non quando la fattura è già uscita: le discussioni sul numero nascono mentre il ricordo della giornata è ancora fresco.

Il contratto vive nel task, non nel PDF
La commessa è un progetto; il lavoro consegnabile è un task; il contratto è un ordine di vendita con la riga “Ore di consulenza” alla tariffa pattuita. Dall’ordine nasce il task collegato, e ogni riga attività scritta su quel task aggiorna la quantità consegnata dell’ordine. A fine ottobre l’ordine della commessa CRM mostra 46 ore erogate delle 100 pattuite, quello del portale 59.


Tetto e prezzo si leggono sull’ordine, a schermo: quando le ore consegnate si avvicinano al tetto del contratto, il numero lo vede chi deve decidere se rinegoziare o fermarsi, e non chi ricostruisce il foglio a fine mese.
Il periodo si chiude con una data
Il primo giorno utile, Patrizia apre la finestra di fatturazione dall’ordine e conferma. La fattura raccoglie le ore consegnate fino a quel momento: chi è in ferie non blocca gli altri, perché il conteggio non aspetta nessun rapporto. E le ore scritte da lì in poi cominciano da sole il periodo successivo: la quantità già fatturata resta scritta sull’ordine, e la riga che Francesca registra il 3 novembre sta già riempiendo la fattura di dicembre. Lo stesso wizard offre il taglio per data, “Righe fatturabili consegnate prima di una data”, che serve quando l’ordine contiene anche materiali: la fattura include solo ciò che ha lasciato il magazzino entro la data scelta. Le 46 ore della commessa CRM (3.680 euro) e le 59 del portale (5.310) escono nel primo giorno utile invece che a metà del mese dopo.

La fattura nasce dalle ore
Dalla stessa operazione esce la fattura cliente, pronta da convalidare, con le righe delle ore ai prezzi del contratto. Il conteggio a mano si toglie di mezzo per una ragione semplice: non c’è più niente da contare, perché le ore consegnate si sono scritte da sole giorno per giorno mentre i consulenti lavoravano. Il dettaglio resta nel progetto, consultabile ed esportabile per il cliente il cui contratto prevede il rendiconto giornaliero.

Quanto rende una commessa, mentre è attiva
Il report delle attività per progetto mostra le ore erogate per commessa e per consulente, mese per mese. Accanto sta la vista Costi e Ricavi, che legge i valori dallo stesso registro: le righe fatturabili alla tariffa dell’ordine, le righe fuori commessa al costo orario del consulente. Le colonne dei mesi fanno il resto: a inizio novembre si vede quanto ha prodotto ottobre, commessa per commessa e consulente per consulente, prima che le fatture siano state nemmeno emesse. E le ore erogate non ancora fatturate restano una colonna dell’ordine: una previsione di incasso da leggere ogni giorno, invece di una sorpresa di fine trimestre.

Un assistente che lavora dentro i dati
C’è una strada che il foglio Excel non offre: far lavorare un’AI direttamente sui dati del gestionale. Zelo ERP espone un server MCP, il protocollo con cui i client AI si collegano ai sistemi (il modulo si chiama RESTFUL MCP SERVER ed è nella configurazione standard di Zelo). L’attivazione è una riga: un Token di accesso API; l’indirizzo del server (/api/mcp); il token nell’intestazione del client AI. Ogni chiamata gira con i permessi dell’utente del token: l’assistente vede ciò che vede chi gli ha prestato le credenziali.

Per chi governa una società di consulenza, in pratica: chiedere all’assistente, mentre la riunione dei soci è in corso, quante ore erogate non sono ancora in fattura e per quale cliente; o quanto resta del tetto del contratto in corso, prima di promettere al cliente un intervento extra; o farsi preparare il riepilogo di ottobre per commessa, consulente e valore, partendo dal registro invece che dai ricordi. Le regole del server sono metà del servizio: i token hanno un ambito (sola lettura, lettura e scrittura, completo) e una scadenza, i campi sensibili non si legano nemmeno con un token completo, e ogni chiamata finisce nel Log Accesso API. Chi convalida la fattura resta chi ne ha il permesso: l’assistente prepara i numeri, la firma resta all’ufficio.
Domande frequenti
Dove sta il vantaggio
I vanaggi interni sono la riga scritta il giorno stesso, il conteggio che non si ricopia, la fattura che esce il primo giorno utile del periodo. Patrizia non ricostruisce più il mese da blocchetti di carta: lo chiude con una data, e le ore dei tre ritardatari entrano nel periodo successivo, senza bloccare niente. Per quanto riguarda il cliente: il conteggio che arriva nasce dal registro compilato dai consulenti, con data e descrizione per ogni ora, e il “tetto” del contratto si vede arrivare prima di superarlo.
Il resto è una configurazione di mezza giornata: un progetto per commessa, i prodotti-servizio con le tariffe, l’ordine che genera i task. L’abitudine’ di scrivere l’ora il giorno stesso resta ovviamente in capo all’azienda; ma scrivere un’ora in un pannello web costa meno che compilare un blocchetto, e il numero che ne esce arriva in fattura senza passaggi di mano.